Husqvarna WR 360 Buratti

La moto che avremmo tifato a Bonneville

Husqvarna WR 360 Wasted Years

LA SPEED WEEK DI BONNEVILLE, CHE SI DOVEVA CORRERE IN QUESTI GIORNI, È STATA ANNULLATA. NOI AVREMMO TIFATO PER QUESTA MOTO, CHE UN ANNO FA QUESTA ERA UNA HUSQVARNA WR 360 DA ENDURO. LORENZO BURATTI SI È RINCHIUSO IN OFFICINA E L’HA TRASFORMATA. NOTTATE DI LAVORO E RICERCHE PER FARE CINQUE MIGLIA IN TUTTO. MA LA VITA È FATTA DI ESPERIENZE E LE ESPERIENZE RICHIEDONO TEMPO. CHE È TUTTO MENO CHE SPRECATO

 

Tempo sprecato. Un anno di lavoro, mesi di ricerca e nottate in officina per fare cinque miglia in tutto. Due di accelerazione, un miglio lanciato e altre due per rallentare. È la Bonneville Speed Week, funziona così. Piloti da tutto il mondo arrivano a Wendover, 120 miglia da Salt Lake City, Utah, noleggiano megacamper americani e si inoltrano nel deserto bianco, il lago salato di Bonneville, per passare una settimana al bivacco provando a battere qualche record di velocità. (La gara è stata cancellata pochi giorni fa, per il secondo anno consecutivo, perché il terreno era troppo umido, ndr). Ne esistono decine, uno per ogni categoria definita dalla Southern California Timing Association, l’associazione che organizza la Speed Week, e sono quasi tutti in mano a piloti americani.

Gli italiani che hanno corso sul lago salato si contano sulle dita di una mano. Lo Utah è lontano, la copertura mediatica dell’evento è poca cosa, qua la Speed Week è considerata un evento di nicchia. Investire tempo, tanto tempo, e denaro, tantissimo denaro, nell’impresa non è cosa che si può fare a cuor leggero. La maggior parte delle volte il sogno di correre a Bonneville rimane un sogno.

La moto che avremmo tifato a Bonneville
La moto che avremmo tifato a Bonneville
La moto che avremmo tifato a Bonneville

Quest’anno le cose dovevano andare diversamente.

Circa 12 mesi fa Lorenzo Buratti ha saputo che la Scuderia del Sale aveva intenzione di portare una Ducati a correre sul lago. Così Buratti, 45 anni, tre Dakar alle spalle e una pista da Flat Track in giardino (dove vanno a divertirsi anche gli amici piloti Michele Pirro e Alex De Angelis), è entrato a gamba tesa, ha chiesto di unirsi per risparmiare un po’ di spese del viaggio e ha iniziato a costruire sto siluro. L’ha chiamato Wasted Years, come la canzone degli Iron Maiden. Ironico, visto lo spirito dell’intero progetto.

Alla prima esperienza sul lago fare un record è praticamente impossibile. Bisogna imparare come funziona, conoscere alla perfezione il mezzo e capire quanto gas tenere per il miglio lanciato. Non si può arrivare col motore impallato ma nemmeno sprecare metri preziosi. La giusta combinazione non è facile da trovare. Lorenzo lo sa e non si fa illusioni, vuole correre per provare l’emozione, la vita è fatta di esperienze e le esperienze richiedono tempo. Che, in fin dei conti, è tutto meno che sprecato.

Husqvarna WR 360 Buratti

Lorenzo ha assemblato la Wasted Years nell’officina allestita di fronte alla sua camera da letto, dove costruisce i mobili ricavati da pezzi di moto che arredano il suo casale e che potete trovare sul suo sito. Ha lavorato molto in prima persona, si è affidato ai migliori professionisti per quello che andava oltre le sue capacità e ha finito in tempo per spedire la moto nello Utah nonostante sia stato necessario anticipare la partenza. Il viaggio durerà un mese in più del previsto, stanno allargando il canale di Panama e le navi vanno a rilento.

Quando è arrivata la notizia la moto era ancora a pezzi, sparpagliata sul pavimento del salotto, ora invece sta attraversando l’oceano in una cassa, pronta a provare il sale di Bonneville. Viste le premesse, puntare sui cavalli avrebbe avuto poco senso, troppi soldi per ottenere pochi risultati. La scelta è stata quindi di lavorare sul rapporto peso potenza semplificando al massimo la moto e portandola alla sua essenza più pura.

La base di partenza è una Husqvarna WR 360 del 1999, un’enduro due tempi, quanto più distante dalla velocità si possa immaginare. In un anno di lavoro il mono 350 a due tempi è rimasto originale ma la moto gli è cambiata attorno. Il forcellone posteriore è stato segato e allungato di dieci centimetri, la saldatura è perfetta, tanto precisa da risultare invisibile.

Husqvarna WR 360 Buratti

Il canotto di sterzo è stato allargato per ospitare la forcella di una Yamaha R6 comprata su ebay. Facile da trovare, economica, leggera e perfetta per lo scopo. La lunghezza della moto così è passata da un metro e novanta a due e quindici, 25 centimetri in più che aumentano la stabilità sul dritto. Allo stesso scopo è stato aggiunto un ammortizzatore di sterzo, obbligatorio per regolamento.

Anche il paracatena è obbligatorio a Bonneville, e qui è stato interpretato con una lunghissima sbarra di alluminio, alleggerita da una serie di fori circolari. Non il massimo dell’eleganza ma decisamente efficace. Le pedane sono state sostituite con quelle di una supersportiva e fissate a sei pollici e mezzo dal mozzo posteriore, quasi il massimo consentito dal regolamento, che prevede una distanza minima di sei pollici.

 

La moto che avremmo tifato a Bonneville

La Wasted Years si guida sdraiati sul serbatoio.
Il rinvio del cambio è decisamente fuori misura, lunghissimo, artigianale. La pedana di destra invece è libera, il comando del freno posteriore è a leva a manubrio, tanto il freno anteriore non c’è, a Bonneville è vietato e sarebbe in ogni caso inutile. Il sale ha un coefficiente di attrito bassissimo, per questo è ottimo per stabilire i record di velocità, ma allo stesso tempo è scivoloso come il ghiaccio se si prova a frenarci sopra. Meglio lasciare perdere e sfruttare tutte e due le miglia a disposizione per decelerare dolcemente.

Le ruote sono state raggiate su cerchi nuovi partendo dai mozzi originali, è stato necessario aggiungere dei distanziali per adattarle alla nuova larghezza delle forcelle. I rapporti sono stati allungati: 15/40 al posto degli originari 14/52. Più lunghi di così non si può, la catena andrebbe a sfregare sul forcellone. Il filtro dell’aria è stato recuperato da un’improbabile Honda FT 500, scelto per via della rete in metallo che lo proteggerà egregiamente dal sale.

Lo scarico è un’espansione artigianale Messico Racing, studiato appositamente per la Wasted Years. Passa sotto al telaio, si espande sulla destra e scarica a sinistra, dove buca la plastica della carena con un tubo che sembra un cannone pronto a sparare. Il nuovo scarico ha permesso di guadagnare qualcosa in potenza, portando il mono a circa 60 cavalli rispetto ai 54 originali. Poca roba, che però fa il suo su una moto come questa, che arriva appena a 80 chili.

Avrebbe dovuto correre nella categoria 350 mpsg (modified- partial streamline-gasoline), il record è di 249 all’ora. Un cazzo di record. Per la Wasted l’obiettivo era superare i 200 all’ora. Prove non c’era stato il tempo di farle, a parte un giretto clandestino su una superstrada in costruzione dalle parti di Cesena, vicino a casa di Lorenzo. Un amico da un lato e uno dall’altro a fare da sentinelle, due ricetrasmittenti per comunicare tempestivamente l’avvistamento di lampeggianti blu, e un chilometro d’asfalto per fare qualche prova di carburazione. Un pomeriggio di emozioni forti, ma nessuna indicazione concreta sulle prestazioni della moto.

L’unica cosa che si poteva sapere fin da subito era che la Wasted Years è bellissima. La carena monoscocca in fibra è stata creata unendo il posteriore di una vecchia Kawasaki da pista con il serbatoio di una ancor più vecchia Gilera. L’idea è che il telaio, grigio avio, sia la forma principale, e che le carene lo ricalchino fedelmente senza appesantirlo. Il cupolino è una replica in vetroresina di qualche moto anni Settanta, non ha importanza quale.

Quello che importa è che la vernice è stata stesa da Gianfranco Filippini, della Kustom Drink Paint di Brescia. Un’istituzione, una leggenda. Filippini aveva particolarmente a cuore il progetto perché, avendo vissuto per anni negli States, prova profondo rispetto per Bonneville, e ha aerografato a mano le grafiche in stile USA dando oltre trenta mani per ottenere l’effetto metal flake che contraddistingue le sue creazioni. Le indicazioni erano semplici, un lato blu e l’altro rosso.

Il risultato è stupendo, produce un effetto lisergico, difficile staccarle gli occhi di dosso. Avrebbe dovuto splendere, sotto il sole del deserto bianco.

Rimani aggiornato sui
nuovi articoli di questa categoria
Segui Come vanno
X

Segui Come vanno

E-mail : *